Fuorimano

Italy 2021

color - Documentary - DSLR - 54'    Regia/Director  Marta Dell'Angelo

ITA Un affresco delle persone che vivono e ruotano attorno all’ex conceria Sabatia a Milano, a 15 minuti dal duomo, a 90 metri dal naviglio, tra la Barona e il Gratosoglio. Uno spazio di interazione tra abitanti, artigiani e commercianti, tra bambini e adulti, tra un presente di integrazione di persone molto diverse tra loro, in continuo movimento secondo direzioni e velocità differenti, e il passato di un’ex fabbrica. Al degrado di elementi di primaria necessita (impianti elettrici, fognature, raccolta della pattumiera, infrastrutture), corrisponde però un’energia umana e vitale, un valore esplosivo di condivisione degli spazi.
Questa ex fabbrica trattava pelli e inizialmente ospitava circa 150 operai in camerate comuni provenienti tutti dallo stesso paese: Solofra in provincia di Avellino. Chiudendo l’attività nel 1991 la struttura si è col tempo trasformata in contenitore di spazi lavorativi e abitativi, un luogo di residenza di americani, bulgari, cinesi, croati, domenicani, italiani, marocchini, peruviani, polacchi, rumeni, salvadoregni, tunisini, ecc. La maggior parte delle volte sono le persone ad adattarsi al posto e agli spazi e non il contrario. I lavori praticati oggi sono numerosi e di vario genere, da quelli tipicamente artigianali quali fabbro ferraio, tornitore, meccanico, restauratore, elettricista, idraulico, muratore, vetraio, falegname a professioni più vicine all’ambito creativo come registi, designer, scenografi, attori e artisti visivi. Persone di habitus, estrazione sociale, professione, obbiettivi, esperienze profondamente diverse riescono a convivere e condividere questo luogo attraverso mille contraddizioni, armonie e disarmonie, legami, amicizie e inimicizie che si avvicendano alternandosi nello spazio e nel tempo.
Fuorimano è un racconto che non segue una cronologia lineare, ma osserva le varie combinazioni tra il luogo e le persone che lo abitano: tra queste sembra esserci un comune denominatore che va oltre il basso costo economico degli affitti, una sorta di anarchia non dichiarata che regola lerelazioni e i suoi equilibri.
Tra visioni socio-antropologiche e racconti di quotidianità “spiccia”, prende così forma una relazione tra spazio post-industriale e abitanti di vario genere, uno sguardo micro-etnografico su uno spazio apparentemente fuorimano rispetto al centro città ma in realtà velocemente raggiungibileseguendo la linea retta del naviglio.

ENG Fuorimano is a  canvas showing the people living and orbiting in and around the former tannery Sabatia in Milan, 15 minutes away from the Duomo cathedral, 90 meters from the Naviglio (the city’s canal), between the boroughs of Barona and Gratosoglio. It is a space where residents, artisans and business owners, children and adults interact. It merges and integrates the past of a former factory with the present of disparate people from many countries, constantly moving and living along different trajectories and at different speeds. The indisputable state of decay of basic infrastructure (electrical power system, drainage system, garbage collection, infrastructure in general) goes together with an extraordinary load of human vigour and vitality, with the explosive effects of sharing spaces. The former tannery gave work to some 150 workers sleeping in shared dormitories. They all came from one and the same village: Solofra, in the province of Avellino. After the factory shut down in 1991, the plant has slowly transformed in a container of living and working spaces, hosting people from America, Bulgaria, China, Croatia, Santo Domingo, Italy, Morocco, Peru, Poland, Romania, San Salvador, Tunisia, and so on. In most cases people adapt to the spaces, not the opposite. The current inhabitants are doing different jobs, from typically artisan works like blacksmith, turner, mechanic, restorer, electrician, plumber, bricklayer, glass maker, carpenter, to creative professions like film director, designer, scenographer, actor or visual artist.

People with completely different habitus, social origin, profession, goals, experiences, manage to live together and share this space through plenty of contradictions: balances and unbalances, friendships and hostilities mix and alternate in time and space.

Fuorimano’s narrative does not follow a straight time line, it just records the changing combinations between the place and the people living in it. All these combinations seem to point to a common denominator beyond the affordability of rents, a kind of unspoken anarchy regulating relationships and balances.